I diamanti più famosi della storia: “Hope”, storia di un diamante maledetto

Ricordate il famoso cuore dell’oceano che Rose indossava mentre il suo Jack la ritraeva completamente nuda nel film Titanic?

Ecco, la storia che sto per raccontarvi è quella della pietra che ispirò proprio la gemma a forma di cuore del film.

Il diamante blu….prima chiamato Blu di Francia e poi ribattezzato diamante Hope (Speranza) è una pietra di un intenso colore blu e di una brillantezza abbagliante del peso attuale di 45,52 carati ed è proprio la pietra che ispirò il diamante blu a forma di cuore del film  Titanic. Aveva, ed ha tutt’ora, un unico neo: si dice che sia un gioiello maledetto!

Questa pietra pare sia il diamante più famoso della storia , proprio per l’alone di mistero e sfortuna che lo accompagnano fin dal suo ritrovamento.
Tra i suo proprietari vanta Re, Regine  e Signori dell’alta società americana,
tutti accomunanti da tragedie e sciagure.
Si narra che la pietra venne trovata in India, nel fiume Kistna ( o Krishna, in Sanscrito “nero”) e, montato sulla fronte, o negli occhi di una Divinità indiana.
(purtroppo non si hanno dati certi: se fossero stati gli occhi… una sarebbe ancora in giro!)

Un’altra versione attribuisce il suo ritrovamento nella m insera della regione di Guntur, sempre in India, miniera che aveva fatto vedere la luce anche al celebre Koh-i-Noor.
Il diamante
 venne intagliata a forma triangolare, proprio a richiamare l’essenza della divinità.
Un Sacerdote indù lo vide in un tempio e lo rubò… Venne catturato e torturato fino alla morte, pare che in quel momento il Sacerdote lanciò una maledizione sulla pietra.

L’elenco è lungo….cercherò di essere breve, ma mettetevi comodi. 

Viene acquistato dal Gioielliere Tavernier in India nel 1661: colui cadde in disgrazia a causa della sue fede religiosa poco tollerata, cercò di fuggire dalla Francia e mori’ durante la fuga, pare sbranato da un branco di cani selvatici.
Prima di questa tragedia vendette la pietra a Re Luigi XIV nel 1668… morto tra atroci sofferenze dovute alla cancrena.
La pietra passò anche tra le mani di un funzionario del Governo che lo aveva in custodia, che lo “prese in prestito” per partecipare ad un ballo ufficiale… venne imprigionato e morì solo come un cane.
Raggiunge anche Madame de Montespan, la favorita di Re Luigi: la indossò e finì la sua vita in esilio in un convento, accusata di stregoneria e di eseguire incantesimi sul Re.
Il successore Luigi XV ordinò di tenere il diamante sigillato in una cassa: infatti non subì nessuna sciagura, ma… morì comunque di vaiolo.
In compenso Re Luigi XVI decise di donarlo alla sua bella sposa Maria Antonietta d’Austria… devo aggiungere altro!?

La pietra venne rubata nel saccheggio dei gioielli durante la rivoluzione francese e se ne persero così le tracce.

…fino a quando un intagliatore olandese si presentò col famoso diamante blu appartenuto alla Corona tagliato in due, una pietra da 23 carati e una da 44.
La metà più piccola venne acquistata dal duca Guillermo… perse tutta la sua fortuna in meno di due mesi.
L’altra metà restò nelle mani del tagliatore. Suo figlio gli rubò la pietra: il padre per il dolore fece un infarto, il figlio per il senso di colpa si suicidò.
La pietra venne così venduta a Re Giorgio IV d’Inghilterra: il diamante venne rivenduto per coprire i debiti e il Re morì tra tremendi spasmi.
Venne poi acquistato dal nobile inglese Sir Henry Hope VIII Duca di Newcastle: da questo momento ne acquisirà il nome. Decise comunque di far esorcizzare il gioiello. (…e infatti a lui andò tutto bene!)
La pietra rimase in eredità al figlio, che nel giro di pochissimo disperse tutte le ricchezze di famiglia e morì abbandonato da tutti e povero in canna.
Lo comprò allora un americano, Colot… che si ammalò gravemente, perse tutto e finì col suicidarsi.
Arrivò quindi nelle mani di un principe russo, che lo donò alla sua amata, la quale dopo pochi giorni gli fece una scenata di gelosia e gli sparò.

Il diamante si perse così nella confusione.

Il proprietario conosciuto successivo pare fu un greco, tale Monthandes… si ruppe l’asse della carrozza dove viaggiava e lui e tutta la sua famiglia finirono in un burrone.

Nel 1910 arriva in America dove Cartier lo vende alla filantropa Evalyn McLean… la quale perse un figlio di 9 anni in un incidente d’auto, la figlia suicida a 25 anni (l’aveva indossato il giorno del suo matrimonio) ed il marito finisce in psichiatria: la pietra viene venduta per pagare i debiti.

Nel 1949 arriva nelle mani di Harry Winston (noto gioielliere americano) che saggiamente decide di tagliarlo nuovamente e… donarlo ad un museo!

E così, dal 10 novembre 1958 il diamante Hope è in esposizione alla Smithsonian Institute di Washington dove non potrà più nuocere a nessuno: o forse no?

Una curiostà: nel 2009 è stato temporaneamente protagonista dell’opera-gioiello “Embracing Hope“, una collana in platino appositamente disegnata per esaltarne la bellezza.